Carvico
Jersey Lomellina
10 July 2011

Emozioni dalla "Maratona dles Dolomites"

Per vivere insieme a voi l’attesa della venticinquesima edizione della Maratona dles Dolomites, Carvico ha voluto raccogliere le emozioni, i pensieri, i consigli e le parole di un appassionato sportivo che alla Maratona ha già partecipato e che conosce bene sia la passione necessaria per gareggiare sulle Dolomiti, sia quella necessaria per produrre tessuti tecnici leader mondiali, alleati preziosi per una vittoria sicura. 1. Giorgio Cavallini, come un moderno supereroe, durante la settimana responsabile commerciale Carvico per l’Europa, nei weekend esperto ciclista e appassionato sportivo. Com’è nata questa passione per lo sport? a che età ti sei avvicinato al ciclismo e quando è stato il debutto in gare importanti?
É una passione nata in pochissimo tempo e in “tarda età”.
Mi sono avvicinato agli sport endurance verso i 30 anni, un po’ per sfida personale, per testare la mia resistenza fisica e mentale al giro di boa di un’età così significativa e, un po’ grazie al mio lavoro in Carvico: trattando tutti i giorni tessuti per lo sport era quasi inevitabile che un giorno sarei entrato a far parte di questo mondo!
La data zero del mio percorso sportivo credo proprio coincida con la partecipazione alla corsa del “Memorial Calissoni” (2008) che ha trasformato quello che fino ad all’ora era solo un passatempo in una vera passione con un approccio più professionale.
Dal podismo ho provato poi a conoscere le due ruote: prima con spirito amatoriale, da “ciclista della domenica”, poi ponendomi obiettivi sempre più impegnativi, sempre più chilometri, le montagne, le salite … fino alla Maratona dles Dolomites del 2010 dove si può dire che abbia raggiunto l’apice della mia “carriera” con un risultato che ha stupito anche me! 2. Sappiamo che quest’anno per impegni lavorativi purtroppo non potrai esserci alla 25° edizione della Maratona dles Dolomites, ma riesci a raccontarci quali sensazioni ti ha lasciato, che ricordi conservi ancora dall’anno scorso? è una gara a cui consiglieresti di partecipare?
Conservo un ricordo bellissimo di quell’esperienza, una giornata di festa e solidarietà prima ancora che di sport e di fatica. É stata una delle pochissime gare, dove, insieme alla competizione, mi sono potuto godere anche il fantastico panorama. Certo lo sforzo non te lo fa vedere come un turista, ma il rispetto nei confronti dei ciclisti che c’è in quella particolare zona d’Italia e l’attenzione, l’entusiasmo, l’aspettativa che ci sono  nei confronti della Maratona sono indimenticabili.
Pedalano fianco a fianco top atleti con anni di esperienza provenienti da tutto il mondo e semplici amatori senza nessuno sponsor, solo per passione e voglia di poter dire “c’ero anch’io”! Alla Maratona dles Dolomites ho visto quello che spesso in altre granfondo non si vede: la passione dello spirito del ciclismo, l’idea di spendere cinque, otto, dieci ore per finire la gara, in mezzo alla natura, prestandosi la borraccia, con forte senso di collaborazione e partecipazione più che di vittoria. Ho fatto altre gare simili ma spesso, inconvenienti, come l’apertura al traffico delle strade solo quindici minuti dopo il passaggio dei primi, rendevano la competizione molto pericolosa e difficile; alla Maratona invece è tutto speciale, dal pubblico agli organizzatori (leggere il diario di viaggio di Michil Costa sul sito ufficiale), l’intensità delle parole, la forza, l’impegno che ci mette… è un’emozione da brividi). C’è però da aggiungere come le Dolomiti siano uno dei pochi posti in Italia dove il ciclismo “ha avuto la meglio sul calcio”, e di conseguenza il tifo a bordo strada è tanto, sincero e corretto. 3. Un’altra importante esperienza che lo sport ti ha permesso di vivere si è conclusa da poco in una città a dir poco particolare, Abu Dhabi: ce la vuoi raccontare?
Sì, una gara di Triathlon – Abu Dhabi International Triathlon – che è nata nel Marzo 2010 e che ha dato il via alla sua seconda edizione il  12 Marzo 2011. Abu Dhabi è effettivamente una città incredibile, sembra finta, un set hollywoodiano, ma l’organizzazione di prima classe, impeccabile in ogni dettaglio, ti fa sentire come un vero professionista, anche se sei lì solo per testare la tua resistenza e vivere un’esperienza fuori dal normale, da ripetere! Per partecipare al meglio e arrivare preparato ho dovuto però fare prima diversi test su distanze più brevi in campo nazionale e durante il periodo invernale (quando per il ciclismo, a differenza di corsa e nuoto, diventa pericoloso pedalare su fondi ghiacciati o bagnati) ho passato ore e ore in garage su un trainer per non perdere la gamba. 4. Quali sono i periodi migliori per tenersi in allenamento? è importante avere un abbigliamento tecnico adeguato anche nella fase di allenamento oltre che in gara?
Lo sport, a qualsiasi livello, va fatto con le giuste metodologie e l’abbigliamento adeguato: per esempio non si può passare l’inverno a riposo e poi cominciare a correre in primavera, perché anche se può non sembrare, la corsa incide molto sulla resistenza delle ginocchia e sulla colonna vertebrale e, un approccio sbagliato senza il giusto riscaldamento può portare a incorrere in strappi e dolori muscolari, vanificando quelli che sono invece i benefici a  lungo termine che inevitabilmente si avranno mettendoci un po’ di costanza, sacrificio e intelligenza. 5. Cosa si pensa durante una gara, tra l’altro di uno sport così faticoso, si pensa solo a raggiungere il traguardo e si svuota la mente oppure ci si può permettere di godere lo spettacolo della natura in cui si è immersi ?
Solo alla Maratona dles Dolomites sono riuscito a guardarmi intorno pensando a quello che stavo vivendo, ma generalmente, sembrerà strano, non so dire nemmeno io cosa penso; in media passo cinque, sei ore in gara e mi accorgo che per tutto questo tempo ciò su cui sono stato concentrato sono i battiti cardiaci, il movimento della gamba, il passo, il ritmo, se ho dolori da qualche parte… tutte considerazioni per cercare conferme, per continuare, per non smettere di lottare e raggiungere il traguardo. No, non riesco a guardarmi intorno e apprezzare il paesaggio, neanche quando ho corso la maratona tra le vie di una città d’arte come Firenze ma quello che si respira sempre, che riesco a cogliere in ogni gara e soprattutto alla Maratona dles Dolomites è quel sano spirito sportivo, quella collaborazione, sostegno, complicità con gli altri atleti che ti fanno sentire parte di una grande famiglia. 6. Quanto peso hanno l’alimentazione, lo stile di vita, quanto l’attitudine naturale e quanto l’allenamento e l’attrezzatura/abbigliamento adeguati, per primeggiare nel ciclismo e nello sport più in generale?
L’alimentazione incide molto sulle prestazioni sportive, a qualsiasi livello lo si voglia fare, ed averne una sana e corretta è la base per poter ottenere i risultati migliori; non sto parlando di diete estreme o grosse privazioni, anzi soprattutto nel ciclismo è vero il contrario: ricca colazione (cereali, pane burro marmellata, yogurt), tante proteine, il giusto apporto di carboidrati e grassi… ma con attenzione alle dosi e ai condimenti. È un po’ come il rapporto tra un’auto e la benzina: se non ne metti non parte e se ne metti troppa o sbagliata si guasta.
Il mio stile di vita poi è abbastanza tranquillo, non faccio più molto tardi la notte e questo mi aiuta a essere più in forma ma a livelli amatoriali per chi vuole avvicinarsi allo sport basta comunque una vita morigerata, senza eccessi, un’alimentazione più regolare e tanto impegno. 7. In cosa consiste la preparazione atletica di un ciclista quando magari le condizioni climatiche non permettono di svolgere un regolare allenamento? (corsa, sci,  palestra, nuoto?)
Praticando anche Triathlon e podismo, è naturale come durante i mesi invernali quando non si può pedalare su strade sicure, mi concentri di più sulla corsa e sul nuoto; nei fine settimana, la mattina presto prima di andare in ufficio, o in pausa pranzo o la sera dopo l’orario di lavoro sono i miei momenti di allenamento. Per alcuni può sembrare un sacrificio, invece per me che lo vivo con passione è estremamente piacevole e anche rilassante. 8. Come e quanto ti aiutano i capi realizzati con i tessuti Carvico?
I tessuti Carvico sono un vero e proprio alleato, in gara come in allenamento permettono di portare al massimo le proprie energie senza preoccuparsi se fa troppo caldo, troppo freddo, o se la maglia stringe e non permette un movimento fluido. Inoltre testare personalmente i tessuti che vendo tutti i giorni, mi fornisce una maggiore consapevolezza nella fase di vendita sapendo quello che vale l’articolo testato personalmente, con tutti i limiti di un atleta amatoriale ma pur sempre molto esigente! 9. Quali sono invece i principali inconvenienti? i pericoli per esempio che si possono correre se non ci si allena nel giusto modo e con il giusto equipaggiamento?
Personalmente ho vissuto la fastidiosa esperienza di gareggiare “troppo vestito” e con capi non di ottima qualità, bloccando così la traspirazione per avere poi la classica sensazione da sacchetto di plastica; questo capita soprattutto nel ciclismo in inverno: si esce con temperature vicino allo zero, il corpo si raffredda immediatamente, poi pedalando si comincia a sudare, si prende freddo (soprattutto a livello dello sterno) e i problemi che ne conseguono non sono da poco. Ogni temperatura, ogni gara ha il giusto capo e in questo possiamo dire che Carvico ha i tessuti adatti per ogni stagione.
10. La compressione muscolare, la termoregolazione, la traspirabilità… sono tutte caratteristiche dei tessuti tecnici Carvico che ben conosci: hai potuto testarle in pista durante una gara? quali sono i più adeguati secondo la tua esperienza, anche da consigliare a un ciclista amatoriale?
Man mano che ho cominciato a gareggiare con una certa frequenza, ho potuto testare diversi tessuti Carvico e le loro proprietà, soprattutto la famiglia Revolutional®: nel triathlon Revolutional® 404 è eccezionale sotto ogni aspetto e in più assicura una completa copertura anche nei capi bianchi (il passaggio dall’acqua alla bici infatti a volte può creare il problema di imbarazzanti trasparenze, che con Revolutional® viene completamente eliminato); Revolutional Energy e Vuelta li consiglierei  per il ciclismo, mentre Darwin per il nuoto è il migliore, con una vestibilità, resistenza ed easy care veramente senza paragoni. 11. Cosa consiglieresti a un ragazzo che voglia cominciare oggi a fare ciclismo o più in generale avvicinarsi allo sport?
Mi piacerebbe vedere più giovani interessati a questi sport “minori” e non solamente al calcio, come accade per esempio in Inghilterra e in Germania dove il Triathlon è praticato e seguito da molto più tempo che da noi; in Italia per questa ragione abbiamo un bacino più piccolo a cui attingere per trovare nuovi campioni che però ci sono, ma sono talenti nascosti che non sappiamo coltivare.
Il ciclismo invece, grazie anche al Giro d’Italia, è di sicuro uno sport molto seguito e amato nella nostra penisola, molti giovani che si cimentano anche in gare di prestigio ma purtroppo troppo spesso agli onori della cronaca più per le tristi vicende legate al doping, piuttosto che per le vittorie conseguite; sarebbe bello poterne sentire parlare solo per i risultati che questi ragazzi conquistano duramente con impegno e fatica.  12. Prossime gare in calendario?
Una gara di triathlon a Venezia il primo maggio – “Venice Chrono Triathlon” – corta ma divertente in quanto gestita come una cronometro, quindi ognuno dovrà contare solo sulle proprie forze; e poi il 15 maggio una mezza iron a Torino – “Triathlon Candia” – dove dopo Abu Dhabi sarà un bel test, una delle sfide più impegnative dove dovrò percorrere 1,9km a nuoto, 90km in bici e mezza maratona (20km) finale (ad Abu Dhabi la corsa era di 10Km), però è anche vero che in gara si riesce a tirar fuori un 20% in più che non si pensava di avere  (come alla Maratona 2010!) e quindi conto di piazzarmi bene. Mi piacerebbe chiudere con una frase di Lance Armostrong, un personaggio che ci insegna come non bisogna pensare allo sport come una mera attività fisica da fare tra i 20 e i 30 anni, ma piuttosto un’esperienza di vita che può accompagnarci per molto tempo: “Tutto è possibile. Possono dirti che hai il 90% di possibilità, o il 50%, oppure l'1%, ma ci devi credere. E devi lottare.”